Confartigianato Terni: “Non serve stupirsi per i rincari al consumo”

NewTuscia Umbria – TERNI – I nodi economici della pandemia stanno venendo al pettine e si profilano rischi di stagnazione e inflazione. Non c’è da stupirsi dei rincari dei prezzi al consumo, essi sono solo la conseguenza dei rincari delle materie prime e dell’energia che le imprese stanno subendo.

Aiuti e ristori sono indispensabili per evitare la distruzione delle organizzazioni produttive, ma servono solo a superare crisi temporanee, non possono risolvere il problema. Le imprese in quasi due anni di chiusure  e restrizioni hanno dovuto fare i conti con ricavi scarsi e incostanti e costi di produzione in forte accelerazione.

Queste conseguenze erano del tutto attese ed è proprio per questo che l’Europa con il recovery fund ha determinato le condizioni per incidere positivamente tramite le grandi riforme sull’efficienza delle organizzazioni produttive e sulla produttività. In questa situazione occorre fare la propria parte a tutti i livelli: sarebbe un errore fatale pensare che le dinamiche dei prezzi e l’effetto concreto complessivo  del “Recovery Fund” essendo sovraregionali non ci riguardano e possiamo continuare a occuparci di altro.  Infatti mentre i rincari sono generali, essi impattano diversamente sui territori: sono i territori che dispongono di migliori amministrazioni locali, migliori servizi a rete, maggiori capacità imprenditoriali diffuse, maggiori capacità attrattiva di iniziative produttive esogene che risponderanno meglio alle difficoltà preservando e migliorando la propria competitività territoriale.

In questa situazione occupare energie per lamentarci dei rincari, purtroppo inevitabili, del caffè o del cornetto non aiuta, anzi corre il rischio di contribuire a una tendenza strisciante che danneggia le imprese, alimenta spaccature sociali e conflitti.

E’ importante invece sapersi porre le domande giuste: come il nostro territorio sta affrontando la crisi più profonda dal dopoguerra?

Abbiamo individuato elaborato e condiviso  a livello comunale una serie di progetti proposti nel recovery plan in grado di incidere sull’efficienza della pubblica amministrazione locale, di portare a livelli di eccellenza i servizi a rete e le municipalizzate, di difendere le organizzazioni produttive locali, di attrarre nuove iniziative oppure abbiamo fatto una serie di progetti rivolti alle “sistemazioni ordinarie” certamente utili, ma in grado solo di migliorare i bilanci degli enti locali, interventi che potevano e dovevano invece essere realizzate con i fondi ordinari?

Abbiamo individuato elaborato e condiviso  a livello regionale una serie di progetti proposti nel recovery plan in grado di aprire nuove produzioni strategiche per il futuro della regione, come ad esempio il polo dell’idrogeno, con scelte di localizzazione e risorse tali da garantire la competitività regionale?

Stiamo monitorando e sollecitando la realizzazione delle opere infrastrutturali essenziali per il futuro della città e della regione come ad esempio il collegamento stradale Civitavecchia-Orte?

Non serve stupirsi per i rincari al consumo, occorre focalizzare tutte le politiche pubbliche sulla competitività’ territoriale e raggiungere gli obiettivi.

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