Preoccupazione per l’allarmante situazione sanitaria in Umbria. Un’attenzione particolare al Silvestrini di Perugia

NewTuscia Umbria – Perugia – In apertura di seduta la consigliera Lucia Maddoli ha presentato, a nome dei gruppi Pd, IPP e Giubilei, una mozione urgente sulla situazione sanitaria in Umbria ed, in particolare, dell’ospedale Santa Maria della Misericordia/Silvestrini alla luce dell’aggravarsi dell’emergenza Covid.

L’urgenza dell’atto non ha ricevuto il voto favorevole del Consiglio (era richiesto un quorum dei due terzi) avendo riportato 11 voti a favore (opposizione), 6 contrari (Lega) e 14 astenuti (maggioranza); per tale ragione la pratica proseguirà seguendo l’iter ordinario.

 

 

Questo il testo integrale dell’atto:

“PREMESSO CHE

durante la prima ondata del virus la situazione sanitaria in Umbria era tra le meno critiche in Italia sia per numero di contagi che di ricoveri;

era ben noto, a detta degli esperti più affidabili da un punto di vista scientifico e dello stesso Ministro Speranza, che in autunno era attesa una seconda ondata con una forte probabile recrudescenza del virus;

che l’attenuarsi dell’epidemia nei mesi estivi avrebbe potuto consentire una buona organizzazione e una preparazione efficiente ad affrontare questa nuova emergenza, anche tenuto conto dei finanziamenti ad hoc già stanziati dal governo si dai primi mesi estivi;

PRESO ATTO CHE

viceversa, il sopraggiungere della nuova ondata ha colto la sanità umbra come uno “tsunami”, per usare il termine del Commissario straordinario per l’emergenza sanitaria della regione Antonio Onnis;

l’Umbria risulta essere l’unica regione ad non aver realizzato nessuno dei posti letto aggiuntivi di terapia intensiva previsti dal decreto rilancio n.34/2020, che erano 57 per l’Umbria (dati riportati dal Sole24 lo scorso 18 ottobre), e che questo ha fatto si che, a fronte di uno dei più alti indici di trasmissione del contagio (attualmente intorno 1,75), la nostra Regione sia balzata ai primi posti per tasso di saturazione dei posti in terapia intensiva, creando una situazione di forte allarme sociale;

nella nostra regione, come denunciato recentemente anche in un documento congiunto dei sindacati CGIL, CISL e UIL, non sono state fatte le assunzioni di personale qualificato necessarie ad affrontare questa seconda ondata di epidemia e non è stata fatta una adeguata programmazione per la riorganizzazione delle strutture sanitarie in relazione ai diversi scenari possibili;

CONSIDERATO CHE

tutto questo si riflette in modo accentuato nell’ospedale Silvestrini della nostra città di Perugia che verte in grandissima difficoltà trovandosi nella seguente situazione:

i posti disponibili di terapia intensiva sono già tutti occupati da malati Covid, con i quali si è ampiamente superata la soglia critica del 30% fissata per tutte le regioni (come confermato dai dati forniti dalla Protezione civile e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e rielaborati in tempo reale dal Sole 24h), concedendo all’Umbria il tristissimo primato di prima regione ad andare incontro ad una precoce saturazione dei posti disponibili in terapia intensiva, con le presumibili funeste conseguenze che noi tutti ben conosciamo;

a causa della carenza di personale, il potenziamento dei servizi Covid viene effettuato riducendo o sospendendo le attività ordinarie, come denunciato dalle rappresentanz sindacali, con conseguenti forti disservizi sull’intero servizio ospedaliero, ad esempio nel campo degli importantissimi servizi di prevenzione e diagnosi di malattie importanti quali quelle oncologiche, con conseguenze drammatiche sia nell’immediato sia nei prossimi mesi i termini di diagnosi tardive, cure non adeguate per l’impossibilità di avvalersi di esami specifici, e quindi più in generale di lesione al diritto alla salute dei cittadini,

non sembra più possibile garantire al 100% un isolamento del virus all’interno dell’ospedale con percorsi sicuri e distinti, considerato l’alto livello di diffusione del virus, la difficoltà di tracciamento dei contagi e la forte pressione sul pronto soccorso, che per esplicite diposizioni non testa più tutti i pazienti in ingresso, ma solo coloro che manifestano sintomi covid (e ben tutti conosciamo il rischio rappresentato dai pauci-sintomatici e dagli asintomatici, in particolare in un ambiente frequentato da persone particolarmente fragili, come quello ospedaliero);

che tutto ciò già comporta il dirottamento di malati di patologie diverse dal Covid in strutture sanitarie private convenzionate con il servizio pubblico, ma non necessariamente attrezzate per i casi più complessi, con un ulteriore rischio quindi per la salute dei cittadini (si ripropone, ad esempio, il problema delle terapie intensive, di personali e servizi di rianimazioni, necessari in casi di operazioni chirurgiche);

considerato che, infine, siamo tutti ugualmente fragili e vulnerabili davanti a questi pericoli, a prescindere dalle idee o orientamenti politici;

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PERUGIA

Pur nella consapevolezza che la sanità è una competenza in larga parte regionale, esprime al Sindaco, in quanto primo garante della salute dei propri cittadini, una fortissima preoccupazione per la tutela della salute dei propri cittadini in relazione alla situazione di grave criticità in cui si trova l’ospedale Silvestrini di Perugia (e in generale la sanità umbra) nell’affrontare questa nuova ondata pandemica, e impegna Sindaco e Giunta a:

-seguire con massima attenzione una situazione che si delinea molto preoccupante, e a sollecitare con determinazione la Presidente della Regione e l’Assessore competente a fare tutto il possibile per supportare adeguatamente il lavoro del personale sanitario sia in termini di potenziamento delle risorse umane che di strutture e attrezzature necessarie, al fine di poter garantire cure adeguate e sicurezza per tutti;

-riferire in consiglio comunale sull’evolversi della situazione dell’Ospedale Silvestrini di Perugia e sulle ragioni dei ritardi e dei mancati interventi di adeguamento previsti dal decreto rilancio;

-adottare tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del contagio in città, a partire da una maggiore messa in sicurezza delle stesse strutture comunali, dotandole immediatamente di termoscanner nei luoghi di ingresso”.

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