Al teatro Manini di Narni, dove non occorre bussare perché la porta è sempre aperta

NewTuscia Umbria – NARNI – Il Teatro ha una magia tutta sua, nello svolgersi di storie antiche e sempre nuove. La cortese chiacchierata che ho il piacere di intrattenere con uno dei responsabili del tetro Manini di Narni assicura e conferma il fascino discreto di miliardi di narrazioni diverse. Una seduzione in cui il Direttore, drammaturgo, regista, musicista Davide Sacco mi accompagna con la voglia di aiutarmi a comprendere le intuizioni sue e del suo amico e compagno di direzione, il noto attore Francesco Montanari.

Proprio dal sodalizio tra Davide e l’interprete romano parte la nostra conversazione e scopriamo che la collaborazione tra questi due artisti risale, ormai, a diversi anni fa. Tutto è iniziato con degli esperimenti teatrali, finché Sacco racconta: “la stima tra noi è diventata amicizia; l’amicizia è diventata fratellanza. Fin quando abbiamo deciso di aprire la Compagnia insieme, perché abbiamo lo stesso modo di vedere le cose che succedono”.

Studiando il programma della stagione teatrale in corso a Narni, saltano allo sguardo due titoli proprio a firma e con la direzione di Sacco. In entrambi gli spettacoli spicca, tra gli interpreti, l’amico e collega Montanari. Il mio interlocutore mi spiega che lui scrive testi per molti attori che sono ovviamente coinvolti nel processo creativo delle drammaturgie; però tiene a sottolineare “Ben venga il loro coinvolgimento totale nella creazione delle opere, ma sia ben venuto anche che cambi lo spettacolo con l’eventuale cambio dei protagonisti”. Osservo che dai due sguardi paralleli dei Direttori hanno preso vita molteplici progetti, innovazioni preziose per le attività del Manini. Davide sottolinea, in proposito, che non esiste una regola fissa dell’arte teatrale. “Il nostro è semplicemente un teatro che punta a raccontare storie, a far vivere esperienze agli spettatori e ai cittadini circondandosi di artisti, di persone che stimiamo ed amiamo”.

Continuiamo a parlare degli spettacoli inseriti nella variegata offerta della stagione di prosa e mi soffermo sulle corrispondenze di una tematica affrontata in più recite, ma declinata con metodi differenti: i media e la tecnologia che ci sovrastano. A questo input, Sacco risponde convintamente che quando si costruisce una stagione teatrale si monta “un puzzle di tematiche interne come Giustizia, Moralità, Uguaglianza, Inclusione”. Il tema dell’altro non si può attualmente scindere dagli oggetti che si interpongono tra i soggetti. “Noi tentiamo di affrontare il contemporaneo nella narrazione più antica. I nuovi linguaggi della scena parlano dei grandi buchi, le vittorie e le sconfitte del tempo corrente”.

Passo, a questo punto, al progetto internazionale intrapreso da Montanari e Sacco: la Mappatura Contemporanea, un bando di concorso per portare alla ribalta compagnie italiane ed estere che presentino lavori che seguono temi di analisi e denuncia civili e sociali. Davide ci informa che il bando è già concluso, ma che non sarà comunicato nulla finché non si potranno accogliere le compagnie prescelte nella maniera più adeguata. Perché, altra innovazione per il Manini, “le Compagnie avranno residenza in teatro! Sono stati creati appartamenti per gli artisti che quindi, dormiranno qui. La stessa cosa succederà per le ‘Occupazioni cittadine’. La nostra intenzione è comprendere insieme agli artisti contemporanei quali sono i pro ed i limiti del tempo corrente.” Il concorso del 2022, perciò, narrerà quali sono i temi dell’Europa ed i punti di analisi relativi a questa entità grande. La denominazione ‘La Caduta dell’Europa’ è, secondo Sacco, “un tema che necessita ancora e continuamente di analisi, critica e difesa. Il nostro Continente è un sogno che va preservato e costruito.”

In questo intenso scambio di informazioni non posso fare a meno di concentrarmi sul luogo in cui ci troviamo e sulle numerose idee pensate e proposte dai due direttori per sfruttare appieno la struttura del Manini. Tra le tante stanze, penso alla Sala Misciano. Davide assicura immediatamente che “Il teatro è aperto tutti i giorni dalle nove del mattino fino all’una di notte. Qui c’è la casa dello spettatore, per accogliere il pubblico ed offrire un riferimento per tutti i teatri d’Italia, perché da noi si possono vendere i biglietti per altri teatri italiani”.

Sacco aggiunge che la Sala Misciano è stata tramutata in un locale jazz, mentre ai piani superiori sono stati predisposti una stanza prove aggiuntiva ed un appartamento con otto posti letto per ricevere le compagnie ospiti. Nei palchetti, gli abbonati alla stagione possono approfittare di percorsi gastronomici “per costruire un concetto di esperienza teatrale dove lo spettacolo è un elemento, ma il punto focale deve essere e rimanere il rapporto con la città ed il territorio. Il teatro vuole fornire un’esperienza totale in cui i visitatori provenienti da più regioni possano trovare un luogo a loro misura.” Un gioco delle parti, quindi, che si compone col totale coinvolgimento dei cittadini. Più che un teatro, questo può e vuole apparire come una casa, un luogo di protezione, accoglienza e concentrazione. In effetti interpello il Direttore Sacco anche sul disegno del ‘Teatro in Miniatura’ e lui mi risponde che a Maggio “avremo un Manini in scala, con tutte le caratteristiche dell’originale, che si sposterà per le frazioni, mi auguro non solo di Narni. Andremo da chiunque lo voglia accogliere.”

La parte conclusiva del nostro scambio è incentrato sulla realtà di Narni. Chiedo, infatti, come stia rispondendo la città a questo fermento creativo ed umano e le parole di Davide mi colpiscono decisamente; “Io dico sempre che questo è un teatro con una città, quanto è una città con un teatro. I nostri spettatori, quando entrano in città, entrano già in teatro. Rendere Narni una città d’arte, quando parliamo di un luogo che è già bellissimo di suo, è un onore. Siamo stati fortunati a trovarla ed è stata fortunata la fusione delle buone pratiche che si stanno applicando. E siamo solo all’inizio, perché da qui punteremo ai centri anziani, alle scuole per una diffusione permanente dell’opera d’arte che è il cittadino”. Alla mia ultima domanda torno al rapporto che Sacco e Montanari hanno stretto col Manini sin da subito e Davide mi dice candidamente che “Questa è una città piena di storia, straordinariamente bella; anche la zona industriale, che io trovo estremamente fascinosa. Però tutto questo non sarebbe così bello se non ci fosse una struttura di cittadini, di anime belle che abitano questi luoghi. Di grandi professionisti del territorio che sono il vero motore delle cose. Come diceva Calvino. ‘Le città non esistono. Esistono solo quando qualcuno le abita’ e forse questo è l’esempio massimo”.

Una dichiarazione d’amore vera e propria che risuona per tutte le vie della città e bussa ad ogni porta.

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