Terni; Omelia del vescovo Piemontese per l’Ordinazione Presbiterale di don Daniele Martelli e don Giuseppe Zen

Cari Giuseppe e Daniele,

Cari fratelli e sorelle,

nel mezzo della pandemia, come balsamo di conforto e consolazione e richiamo alla speranza, il Signore ci dona di gustare un momento di festa e di grazia per la Chiesa e la Diocesi.

Siamo “testimoni” di due cristiani, giovani-adulti, che dopo un lungo e adeguato tempo di discernimento, di preghiera e di formazione, oggi rispondono con convinzione ed entusiasmo all’invito di Gesù a seguirlo, per essere partecipi della custodia e cura del gregge del Buon Pastore, della guida e sostegno al popolo di Dio.  Vogliamo provare ad entrare brevemente nella mente dei due candidati e nel cuore della celebrazione per cogliere elementi essenziali del mistero che celebriamo.

 

(Gesù entra nella vostra storia)

Cari Daniele e Giuseppe, eravate giovani spensierati di questa città, studenti allegri e impegnati a costruirvi un futuro umano e professionale, secondo le vostre inclinazioni e aspirazioni, sostenuti dalle premure di genitori e familiari, inseriti in allegre compagnie di coetanei e dediti ai riti giovanili di amicizie, feste, amori e avventure.  Le prime esperienze lavorative vi stavano arridendo quando, dolce e forte, avete percepito la voce di Gesù nel vostro cuore: “lascia tutto, vieni e seguimi in una intimità più esclusiva e per una missione speciale!”

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La vostra pregressa familiarità con la comunità cristiana ha favorito la maturazione della risposta a Gesù che vi invitava a lasciare le varie reti, i familiari, gli amici per diventare pescatori di uomini. Sono trascorsi otto anni nei quali avete pregato, studiato, interrogato uomini e donne di Dio, le vostre comunità, condiviso nel Seminario i vostri sogni e difficoltà. Ora, finalmente avete deciso in piena libertà di fidarvi e di affidarvi all’unico Bene, unico Amore e Gioia della vostra vita: “Gesù, sommo sacerdote, consacrando voi stessi a Dio e insieme con Lui, cooperare per la salvezza di tutti gli uomini”.

Noi vi facciamo corona, ammirati per la vostra decisione, ma anche pronti, con la preghiera e il sostegno, a condividere la missione, che vi viene affidata.

 

(Preti nuovi per una Chiesa e una società in trasformazione)

Cari Daniele e Giuseppe, siete ordinati preti per una chiesa che è immersa nella crisi dei tempi attuali, ed è essa stessa alquanto instabile e in fase di transizione e di passaggio.

La stessa identità del prete, per secoli ancorata ad un cliché collaudato, è in evoluzione.  Sarete preti per una “chiesa-sinodo”, sotto la forza della spinta propulsiva del Vaticano II, le intuizioni di papa san Paolo VI, le definizioni di papa San Giovanni Paolo II, condensate  nella “Pastores dabo vobis” e oggi, più che motivati dalle provocazioni e orientamenti del magistero di Papa Francesco (Evangeli gaudium, Laudato sii, Fratelli tutti).

 

Già il Concilio Vaticano II, con la Presbiterorum Ordinis, aveva spostato l’asse identitario della ordinazione sacramentale dall’abilitazione al compito cultuale a quello profetico e a quello pastorale. Il presbitero cioè è incoraggiato a non indugiare prevalentemente nell’azione rituale o nel caldo della sagrestia, ma a proiettarsi nella trama delle relazioni ecclesiali, come fratello tra fratelli nel popolo di Dio e aggregato ad una famiglia diocesana, il “presbiterio”, che insieme al vescovo e ai diaconi, costituisce il soggetto ministeriale fondamentale di una Chiesa locale.

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Egli, il presbitero è rivestito di un ministero (da minus) e collocato ai piedi dei fratelli, specie dei piccoli e dei poveri da confortare, sostenere e benedire. (cfr Vangelo di oggi).

La dimensione diaconale, il vostro diaconato, definito con una parola impropria “transeunte”, in realtà è “permanente” perché un ministro non può mai dismettere la stola, la dalmatica o il grembiule (don Tonino Bello) del servizio, in continuità col gesto e il comando di Gesù nell’ultima cena.

E in questo servizio pastorale, come afferma Presbiterorum Ordinis n.13, il presbitero trova gli strumenti e la via per accrescere la vita spirituale e raggiungere la santità propria del clero diocesano.

In questi tempi di cambiamenti e di pericoli accresciuti a causa della società secolarizzata, farcita di materialismo ed edonismo, di rischi comunicativi e informatici, che portano nelle nostre case, perfino nelle nostre tasche, schizzi di fango, i miti del potere, della priorità dell’apparire e dalla spudoratezza, la fedeltà a Cristo e la perseveranza è un dono che va coltivato giorno dopo giorno, con una intensa vita spirituale, che si sviluppa nella convinta e fedele azione sacramentale, pastorale e profetica, e nella fraternità del Presbiterio.

 

Due preti ci vengono oggi donati a incoraggiamento e slancio per questa chiesa particolare di Terni-Narni-Amelia del Terzo Millennio, ricca di un Presbiterio i cui volti sono qui raffigurati,

di una vita consacrata ridotta nei numeri, ma generosa e variopinta per la rappresentanza dell’universalità della Chiesa, dalla molteplicità di lingua, popolo e nazione.

Due preti inviati ad un popolo, che ancora conserva e custodisce le tradizioni degli avi e spesso lotta per non lasciarsi strappare da una società, incline alla miscredenza e spesso laicista, i tesori e i valori, ancora presenti, di una vita ispirata al Vangelo, piena, veramente libera, aperta all’Infinito e gioiosa.

 

(La varietà dei doni della s. Ordinazione)

Cari Daniele e Giuseppe, oggi lo Spirito Santo consacra e dà riconoscimento e pienezza alla vostra vocazione di discepoli di Gesù e apostoli-ministri del Vangelo. La comunità qui riunita, nelle sue varie espressioni, è corona, testimone e beneficiaria di un evento che segna per sempre la vostra esistenza e quella della comunità stessa.

 

Negli anni di formazione e di seminario vi siete dedicati ad arricchire la vostra dignità cristiana di discepoli di Gesù, camminando dietro di Lui, e accogliendo le sue parole vi siete lasciati amare da Lui e avete imparato ad amare Dio e i fratelli. Cogliamo l’occasione per ringraziare i vostri genitori, i formatori e tutti coloro che vi hanno incoraggiato e aiutato in questo percorso di iniziazione e santificazione.

Oggi Gesù autentica la vostra vocazione, vi aggrega ai 72 discepoli e vi costituisce suoi inviati nell’annuncio del Vangelo di salvezza all’umanità, ferita e smarrita.

 

Nella preghiera di ordinazione sono richiamati i doni invocati dal Signore per voi:

ü  la dignità del Presbiterato

ü  l’effusione rinnovata dello Spirito di santità

ü  l’assistenza divina per adempiere fedelmente il secondo grado del ministero sacerdotale.

 

La vostra, cari fratelli, non sarà una missione di inviati solitari.

Come membri eletti della comunità ecclesiale, venite aggregati al Presbiterio diocesano quali cooperatori dell’ordine episcopale.

Nella preghiera di ordinazione per tre volte, solennemente, è ripetuto questo auspicio, di frequente dimenticato da preti e fedeli, di un ministero esercitato insieme all’intero Presbiterio, nella comunione di Presbiteri e vescovo:

ü  Siano degni cooperatori dell’ordine episcopale  perché la parola del vangelo fruttifichi nel cuore degli uomini e raggiunga i confini della terra.

ü  Siano insieme con noi  fedeli dispensatori dei tuoi misteri.

ü  Siano uniti a noi, o Signore, nell’implorare la tua misericordia per il popolo a loro affidato e per il mondo intero.

 

Nei riti esplicativi della preghiera di Ordinazione, che resteranno impressi per sempre nella mente e nel cuore di ciascuno di voi, è reso esplicito il significato del vostro essere sacerdoti.

La  vestizione degli abiti sacerdotali, un gesto a volte compiuto in maniera veloce, quasi distratta, rappresenta la modalità esteriore della trasformazione del candidato che si è rivestito di Cristo sacerdote e la preparazione anche esteriore a celebrare i santi misteri. I sacri paramenti, per i quali avete posto una attenzione particolare per questa celebrazione, dovranno essere sempre il segno distintivo esteriore di chi compie le azioni di Cristo, con il suo cuore e con la reverenza che si deve ai santi misteri celebrati. (Quanta sciatteria si vede a volte nei camici rabberciati, sgualciti, nella omissione della casula per la celebrazione, nel clima a volte chiassoso e distratto nella sagrestia durante la vestizione dei sacri paramenti, ecc.).

L’unzione delle mani con il sacro crisma rappresenta la dignità nella quale siete santificati di Spirito Santo per santificare il popolo, offrire il sacrificio, coprire di benedizioni bambini e adulti, uomini e donne..

Le offerte del pane e del vino, presentate dal popolo santo per il sacrificio eucaristico; consegnandole ad ognuno di voi il celebrante vi ammonirà:

ü  renditi conto di ciò che farai

ü  imita ciò che celebrerai

ü  conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo.

E infine l’abbraccio di pace col vescovo e con tutti i presbiteri presenti sta a sottolineare la fraternità presbiterale nella quale siete inseriti attraverso il sacramento dell’Ordine.

Col carattere sacerdotale, donatovi in maniera irrevocabile, che richiama la forza dello Spirito Santo, annuncerete e porterete l’amore e la misericordia del Padre agli uomini del nostro tempo.

Siete chiamati a vivere e ad incarnare tutto ciò in questi tempi particolari e in un mondo che si trasforma rapidamente.

 

(Esortazioni finali al popolo di Dio)

Cari fratelli e sorelle,

Oggi ci ha condotti in questa nostra chiesa-madre l’amicizia, l’affetto per questi fratelli, ma anche la consapevolezza di essere chiesa, per celebrare un sacramento della chiesa.

Siamo qui per testimoniare la nostra fiducia in Gesù buon Pastore, che anche oggi si prende cura della sua Chiesa e di noi, donandoci nuovi ministri.

Ma siamo qui anche per essere i “testimoni di nozze” di questi fratelli. Vogliamo dare voce al consenso del popolo di Dio per l’Ordinazione di Daniele e Giuseppe. Siamo qui per dire a loro che noi da oggi, ci saremo sempre nella loro vita: con la preghiera, l’amicizia, l’incoraggiamento, la misericordia, la collaborazione al loro ministero.

 

Vorrei consegnare a tutti voi, l’ammonizione XXVI di san Francesco, rivolta ai suoi frati, dal titolo “CHE I SERVI DI DIO AMINO I SACERDOTI”:

“Beato il servo di Dio che ha fede nei sacerdoti che vivono rettamente secondo le norme della santa romana Chiesa.  E guai a coloro che li disprezzano; quand’anche, infatti, siano peccatori, nessuno li deve giudicare, poiché solo il Signore si è riservato di giudicarli. Perciò, quanto di ogni altra cosa più grande è il ministero che svolgono nell’amministrare il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, che essi solo consacrano e amministrano agli altri , tanto maggiore peccato hanno coloro che peccano contro di essi che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo”. (FF 176)

 

Cari, Daniele e Giuseppe, non siete soli: Gesù è con voi, la nostra chiesa è con voi. Maria santissima, Madre dei sacerdoti e Madre di Misericordia, che vi genera come ministri e suoi figli prediletti, vi accompagni nella missione.

Non temete, “la gioia del Signore è la vostra forza”. (Neemia 9,10).

 

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