“Alleva la speranza”, conclusa con successo raccolta fondi promossa da Enel e Legambiente

Taglia il traguardo anche l’ultima tranche della campagna di crowdfunding promossa da Legambiente ed Enel per le aziende del Centro Italia colpite dalle scosse del 2016 e dall’emergenza Covid.

Raccolti 84mila euro per Marta Giampiccolo, Enrico Foglietti, Amalia Arpini e Jean Luc Furore. Enrico di San Pellegrino di Norcia e Marta di Sant’Anatolia di Narco i due progetti umbri di questa ultima fase.

 In tre anni di attività sono stati superati i 320mila euro con il contributo di circa 1.000 donatori, grazie ai quali sono stati sostenuti i progetti di 20 piccole imprese, dall’allevamento alle produzioni di qualità, dall’agricoltura biologica al turismo sostenibile, in Umbria, Marche, Lazio e AbruzzoL’accompagnamento alle aziende impegnate a realizzare i progetti proseguirà per tutto il 2022.

NewTuscia Umbria – PERUGIA – La maratona di Alleva la Speranza taglia il traguardo grazie al sostegno di circa 1.000 donatori, che in questi tre anni hanno deciso di contribuire alla campagna di crowdfunding, promossa da Legambiente ed Enel a favore delle aziende del Centro Italia colpite dalle scosse del 2016 e dall’emergenza Covid-19. A parlare chiaro sono i numeri raggiunti anche dalla quinta e ultima tranche di Alleva la Speranza+, che si è chiusa sulla piattaforma Planbee con 84mila euro raccolti grazie a 151 donatori e da investire nei progetti di Amalia Arpini, Marta Giampiccolo, Enrico Foglietti e Jean Luc Furore. Tutti con una caratteristica in comune: la multifunzionalità delle loro iniziative d’impresa, impegnate a tenere insieme produzioni locali di qualità, agricoltura biologica e turismo sostenibile.

Inizia così anche per loro il percorso, in cui saranno accompagnati da Legambiente ed Enel, che li porterà a realizzare i progetti presentati attraverso la piattaforma planbee.bz. Come l’area ristoro accanto a un vecchio mulino a cui lavorerà Enrico Foglietti a San Pellegrino di Norcia, produttore di confetture, composte, marmellate, salse per formaggi, sughi e succhi di frutta con metodo biologico certificato, costretto a trasferire la propria attività dopo i danni subiti dal terremoto del 2016. O la nuova recinzione per l’allevamento di pecore di Amalia Arpini, che a Belforte del Chienti, in provincia di Macerata, gestisce un’azienda biologica con un agriturismo, dove oltre al foraggio si coltivano farro e lenticchie e si produce olio, anch’essa danneggiata dalle scosse sismiche. Marta Giampiccolo, dopo avere affrontato le conseguenze economiche delle scosse di terremoto e della pandemia nel territorio in cui lavora, potrà rendere accessibile e accogliente l’area intorno all’aula polifunzionale dell’azienda agricola di famiglia “Zafferano e dintorni” di Sant’Anatolia di Narco (Pg), dove produce mele, zafferano, olio, con un agriturismo e un agricampeggio, il noleggio di mountain bike e attività didattiche legate alla natura. Potranno riprendere con nuovo slancio, infine, anche i progetti di efficientamento energetico e promozione del turismo sostenibile di Jean Luc Furore e della cooperativa Greenwilli, nell’area del Parco e della Casina di Don Venanzio, in provincia di Chieti, che avevano fortemente risentito del lungo blocco delle aperture dell’area picnic, del bar e del ristorante durante il periodo più difficile della pandemia.

Numeri complessivi della campagna – Lanciata tre anni fa, la campagna di Legambiente ed Enel a favore di imprese agricole e di allevamento a conduzione familiare e di piccole realtà turistiche extra alberghiere ha consentito di raccogliere oltre 320mila euro, anche grazie ai contributi di circa 1000 donatori, tra singoli, imprese e associazioni, per sostenere 20 diversi progetti d’impresa, dalla ricostruzione di stalle, all’acquisto di macchinari, recinzioni e mangimi, dalla creazione di aree picnic agli interventi in rifugi di montagna per tornare ad attrarre turisti.

Alcuni di questi progetti si sono già conclusi, come quelli di Amelia Nibi ad Amatrice e Arianna Veneri, a Norcia, che hanno potuto ricostruire le loro stalle, all’interno di aziende impegnate in progetti più ampi, dalla vendita di prodotti locali al turismo sostenibile. O quelli di Alba Alessandri, a Pieve Torina, nelle Marche, che ha potuto realizzare la recinzione antilupo necessaria per la riconversione a biologico dell’allevamento di mucche; o di Simone Vagni, che ha potuto acquistare macchinari per migliorare la gestione della sua azienda agricola biologica. Altri progetti sono stati già avviati, come quello di Fabio Fantusi a Santa Giusta, una frazione di Amatrice, la cui azienda agricola puntava anche su un maneggio di cavalli, diventato dopo la terribile scossa di terremoto del 24 agosto, la “casa” di decine di sfollati, adulti e bambini. Costretto a chiudere questa attività, per l’assenza di turisti, Fabio è riuscito a tenere in piedi l’azienda agricola e grazie ad Alleva la speranza ad attrezzare un’area picnic, ormai quasi completata, dove offrire la possibilità di apprezzare i suoi prodotti in un luogo di straordinaria bellezza. Stefano Cappelli, dell’associazione Monte Vector di Arquata del Tronto, invece, ha potuto acquistare la yurta destinata a rendere ancora più fruibili dalle persone disabili il rifugio “Mezzi litri”. Elena Saggioro, che gestisce il rifugio Sebastiani, nel Comune di Rocca di Mezzo (l’Aquila), invece, potrà completare i lavori di ristrutturazione già avviati per ridisegnare e attrezzare sia la zona pranzo che quella notte, garantendone la piena e sicura fruibilità da parte degli escursionisti. Infine, alcuni progetti sono in attesa di concludere l’iter autorizzativo per avviare i lavori.

“Non è stato semplice accompagnare questi progetti durante tre anni caratterizzati, com’è noto, sia dalle difficoltà della ricostruzione che dalle conseguenze, che ancora si avvertono, di una terribile pandemia – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – che per lunghi periodi ha bloccato le attività o le ha comunque fortemente rallentate. Per queste ragioni abbiamo deciso con Enel di proseguire il nostro impegno per tutto il 2022, accompagnando le imprese che hanno avviato da poco i lavori previsti o devono ancora devono iniziarli, in attesa delle autorizzazioni richieste. Lo spirito è quello che ci ha caratterizzato dall’inizio, tre anni fa, di questa campagna condivisa con Enel e sostenuta da tanti donatori: raccontare e promuovere, concretamente, quell’Italia che resiste in territori difficili, punta sulle produzioni di qualità, sull’agricoltura biologica e sul turismo sostenibile, affrontando tanti ostacoli, dalle lentezze della burocrazia al blocco delle attività, com’è capitato nel 2020 a causa del Covid”.

“Crediamo che aver promosso questa iniziativa negli ultimi anni sia stato un segnale importante per il rilancio dei territori del Centro Italia colpiti dagli eventi sismici e successivamente messi a dura prova dell’emergenza Covid-19 – ha detto Nicoletta Novi, responsabile CSV and Sustainability Projects di Enel Italia -. Sostenendo allevatori, agricoltori e piccole strutture extralberghiere con la campagna Alleva la Speranza e Alleva la Speranza+ abbiamo voluto dare un contributo concreto per risollevare l’economia locale e aiutare famiglie e giovani imprenditori a ricostruire il futuro nella propria terra, valorizzandone, anche grazie al turismo sostenibile, la ricchezza del patrimonio naturale e la qualità dei prodotti agroalimentari”.

Dopo una prima fase di raccolta fondi dedicata esclusivamente alle imprese di allevamento dell’area danneggiate dalle scosse di terremoto, Legambiente ed Enel hanno deciso di estendere il sostegno anche a piccole imprese di accoglienza turistica colpite dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria Covid-19, trasformando Alleva la Speranza in Alleva la Speranza+, a cui hanno collaborato anche Federtrek, Turismo verde, Fondazione Symbola e associazione Host Italia. Ma sono state numerose le associazioni e le imprese che nei tre anni di vita del crowdfunding hanno deciso di sostenere la campagna, con le loro donazioni o organizzando iniziative ad hoc. Alle donazioni arrivate attraverso PlanBee, si sono poi sommate quelle di Enel e di Legambiente, affinché i progetti di rinascita potessero diventare realtà.

LE STORIE DELL’ULTIMA TRANCHE RACCOLTA FONDI “ALLEVA LA SPERANZA+”

I beneficiari di questa ultima fase del crowdfunding Alleva la Speranza + raccontano storie di rinascita possibile.

Da San Pellegrino di Norcia arriva la storia di Enrico Foglietti (53 anni), che nel 1990 ha fondato l’azienda agricola “Sibilla”. L’azienda produce frutta che poi trasforma in confetture, composte, marmellate, salse per formaggi, sughi e succhi di frutta con metodo biologico certificato. Con la scossa di terremoto del 24 agosto 2016, oltre ai danni strutturali provocati alla abitazione in cui viveva con famiglia Foglietti, si è spostata la vena d’acqua con cui veniva annaffiato il frutteto, che si è seccato. Enrico si è quindi trasferito a Norcia e ha piantato un nuovo frutteto, vicino alle bellissime sorgenti di San Martino che usa per l’irrigazione, ma che rappresentano anche un patrimonio naturale da far conoscere e apprezzare. Purtoppo la situazione già difficile è peggiorata con il Covid, perché i clienti principali dell’azienda erano le strutture alberghiere, ora per la maggior parte chiuse. Con i fondi di Alleva la speranza+ Enrico Foglietti vorrebbe realizzare un’area ristoro vicino al nuovo frutteto e rendere visitabile l’area delle sorgenti di San Martino.

Dalla provincia di Perugia, arriva la storia di Marta Giampiccolo (35 anni), che gestisce insieme alla famiglia l’azienda agricola “Zafferano e dintorni” a Sant’Anatolia di Narco (Pg), la cui attività principale è la produzione di mele di varietà comuni e autoctone. Marta ha,inoltre, una sessantina di olivi, coltiva un orto e lo zafferano. Nel 2003 è entrata nell’associazione nazionale zafferano di Cascia; nel 2011 ha aperto un agriturismo e un agricampeggio, avviando anche il noleggio di mountain bike e attività didattiche legate alla natura. Con i fondi di Alleva la speranza+ Marta vorrebbe acquistare una cella frigorifera per la conservazione della frutta e rendere più accessibile e accogliente l’area intorno all’aula polifunzionale di cui sono stati avviati i lavori nel 2019, poi interrotti a causa della pandemia.

Dalla provincia di Macerata, uno dei luoghi più colpiti dal secondo sciame sismico, arriva la storia di Amalia Arpini (58 anni), che, con il marito Sebastiano e l’aiuto della figlia Katia, porta avanti l’azienda agricola e agriturismo “Le Sodere” nelle valli dei Monti Sibillini a Belforte del Chienti (Mc). Un’azienda biologica dove si coltivano farro, lenticchia, ortaggi e si produce olio per la vendita al pubblico e foraggio, orzo, grano e favino per alimentare il bestiame: ovini di razza Bergamasca, da carne, allevati allo stato semi-brado. Con il terremoto del 2016 l’impresa familiare ha avuto diversi danni alla stalla e alla rimessa degli attrezzi; con le restrizioni imposte dal Covid ha dovuto chiudere il ristorante dell’agriturismo. Grazie al sostegno di Alleva la speranza+ Amalia e la sua famiglia vorrebbero realizzare una nuova recinzione per le pecore, per farle vivere al riparo dai predatori.

Infine, c’è la storia di Jean Luc Furore (50 anni), educatore ambientale della cooperativa Greenwilli, fondata a luglio 2020 da un gruppo di amici. Per fare qualcosa di socialmente utile, Jean Luc e i suoi amici hanno avviato un ristorante nella ex Casina di caccia della famiglia Davalos nel Bosco di Don Venanzio, riattivato la gestione di un’area pic-nic attrezzata e reso percorribili i sentieri che collegano il bosco alla costa dei Trabocchi. L’idea era di potenziare economicamente le strutture, reinvestendo nella loro gestione e mettendo in rete servizi turistici integrati, in un’ottica di vacanza attiva e accessibile, mobilità e turismo sostenibile. Ma l’attività ha risentito fortemente del lungo blocco delle aperture dell’area picnic, del bar e del ristorante. Il sostegno proveniente da Alleva la speranza+ servirà ad avviare un efficientamento energetico nello spazio attrezzato del Parco e della Casina di Don Venanzio, ad adeguare il museo della fauna selvatica alle normative anti Covid, a realizzare uno spazio barbecue fruibile dai diversamente abili, e ia realizzare un’aula didattica all’aperto per rendere possibile “La scuola nel Bosco” e stazioni di ricarica per mezzi di micro mobilità elettrica.

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