Terni; il sindaco Latini vieta le minigonne alle donne ternane multe da 200 a 600 euro

New Tuscia Umbria – TERNI – Il sindaco di Terni, Leonardo Latini dichiara guerra alle minigonne e alle scollature.

Attraverso un ordinanza emessa dal primo cittadino ternano, per contrastare il degrado, ossia, l’esposizione eccessiva dei corpi femminili riguardo la lotta alla prostituzione, il sindaco ha pensato bene di multare tutte coloro che vengono “pescate” in minigonna o con una semplice scollatura. Le ammende vanno da 200 a 600 euro.

Parte dell’ordinanza firmata dal sindaco cita;

E’ “fatto divieto a chiunque” di mantenere un “abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione”.

Ovviamente è scoppiata la bufera politica, critiche vengono fatte dalla senatrice Emma Pavanelli esponente del Movimento 5 Stelle:

“Invece di trovare soluzioni ai problemi della città e risollevare l’economia – ha detto – il sindaco vuole eliminare la prostituzione vietando minigonne e scollature e limitando la libertà delle donne”. aggiunge in una nota la Pavanelli – No, non siamo in Afghanistan sotto il regime talebano ma in Umbria”, il sindaco di Terni emana un’ordinanza che impone alle donne il divieto di abbigliamento provocante, pena l’equiparazione a prostitute”. Per la Pavanelli le soluzioni della Lega sono “grottesche e offensive per la tutela del territorio ternano. La decisione, ridicola e grave, ci fa capire a che livello è arrivato il partito di Salvini, un livello medioevale, omocentrico e privo di idee”.

Il sindaco Latini, da parte sua ha dichiarato che non tornerà indietro:

Nessun divieto di abbigliamento particolare” – “Se si legge il provvedimento attentamente e con uno spirito laico ci si accorge che non è vietato alcun tipo di abbigliamento particolare da parte di nessuno, ma che c’è solamente la volontà di contrastare un fenomeno. Occorre leggere bene e non estrapolare singole parole, perché altrimenti si rischia di strumentalizzare il tutto. La polemica riguarda un’ordinanza che è stata adottata la prima volta il 24 luglio dello scorso anno, poi prorogata e reiterata nel momento in cui, c’è stata segnalata una recrudescenza di certi tipi di fenomeni e dopo averne discusso nel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza presso la prefettura, all’esito di una apposita convocazione sul tema”. “Di ordinanze come questa – ha proseguito Latini – ce ne sono a decine in Italia e sono state sostanzialmente adottate da sindaci di centrodestra e di centrosinistra. Sembra più che altro ci si concentri nella polemica solo su una parte politica, piuttosto che andare a vedere se quei provvedimenti sono stati adottati per contrastare un fenomeno deprecabile come quello dello sfruttamento della prostituzione, o andare a valutare l’utilità di simili strumenti per le forze dell’ordine. Di fatto con la normativa vigente soltanto dei provvedimenti ordinamentali possono dare la possibilità di intervenire”.

Il sindaco ha poi aggiunto che su “tre condotte che vengono vietate dall’ordinanza, due riguardano i clienti”. “E’ chiaro – ha proseguito Latini – che si tratta di un fenomeno che ha dei risvolti sociali particolarmente drammatici, ma quello riguarda un’altra porzione dell’attività che un ente locale può fare”. L’ordinanza è invece, sempre a detta del sindaco, “uno strumento utile per cercare di contrastare fenomeni criminali che se trovano nelle città ambienti non accoglienti possono retrocedere”. “Se invece lasciamo fare come se nulla fosse – ha concluso – gli stessi fenomeni criminali si insediano sempre di più e sono particolarmente spiacevoli quando vanno a colpire povere donne, come quelle costrette alla prostituzione”. 

Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, se Terni sarà diventato un quartiere Afgano, in attesa del Burqa oppure si deciderà di restare in una democrazia e liberi di vestirsi come uno meglio crede.

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